Presentato il nuovo numero della rivista Apotheke
Apotheke è la rivista di studi giuridici, economici e sociali — pubblicata aperiodicamente in formato cartaceo — realizzata dal Centro Studi articolo 46 – Impresa e Partecipazione in collaborazione con ANPIT – Azienda Italia.
Arrivata alla seconda pubblicazione, il numero appena stampato è stato presentato ad Orvieto il 19 maggio nel corso della terza edizione dell’omonima scuola di formazione di ANPIT, come contributo al dibattito del mondo economico e lavoristico.
A questo Numero 1 – anno 2023 intitolato “Lavorare bene, lavorare tutti. Per conciliare produttività, occupazione ed equità” hanno collaborato: Danilo Breschi, Francesco Catanese, Alessandro Chiorri, Massimo Cundari, Lidia Dimasi, Lorenzo Fantini, Marco Furnari, Federico Iadicicco, Alberto La Peccerella, Stefano Masini, Iconio Massara, Gianni Mignozzi, Flavio Vincenzo Ponte, Salvatore Santangelo, Giampaolo Sbaraglia, Gabriele Sepio, Don Giovanni Batista Tillieci.
Abbiamo ritenuto (*) di dividere il lavoro del presente volume in due parti, raggruppando i contributi dei nostri autori nelle sezioni : “lavorare bene” e “lavorare tutti”.

“Lavorare bene” è un concetto che interpreta diversi aspetti. È una questione di metodo; è un’idea di correlazione e partecipazione tra il datore di lavoro e il lavoratore (dipendente o, talvolta, autonomo); è lavorare meglio in termini di produttività; è lavorare diversamente, giacché il lavoro cambia a velocità esponenziale negli hardware e nei software; è il frutto di una formazione che non sia mera tecnica, ma che sia cultura — dell’umano in primis —; è sussidiarietà, nel sistema di welfare prima e nel sistema previdenziale poi; è conciliazione vita-lavoro.
Ebbene la prima parte del volume si apre con una riflessione di Marco Furnari su come il modello di lavoro da remoto («agile», «smart») sperimentato con la pandemia, che forzosamente abbiamo fatto nostro dopo due anni di emergenza, si sia attualmente incardinato nell’impianto di lavoro di tante figure professionali, in moltissimi settori e, seppur in modalità ‘mista’, sarà protagonista altresì del lavoro di domani.
L’impatto della tecnologia sul modo di lavorare, fino a pochissimi anni fa si affrontava ponendo al centro il tema dell’automazione, dei macchinari fisici. Salvatore Santangelo invece ‘apre un vaso di Pandora’ sull’intelligenza artificiale, sull’impiego di essa in alcuni oligopoli della tecnologia, sul ritardo nella formazione che l’Occidente ha rispetto all’Oriente nelle discipline tecniche e ingegneristiche e sulla drammatica carenza di competenze che il vecchio Continente — con l’Italia a far da capofila — ha per affrontare le trasformazioni produttive della forza lavoro.
In assenza di (rectius, con l’affanno del) welfare-state, sopperisce ai bisogni del lavoratore, all’integrazione previdenziale e sanitaria (e a taluni strumenti conciliativi) il datore di lavoro mediante il welfare aziendale, i cui strumenti sono posti sempre più all’attenzione del legislatore, rappresentando ormai una realtà fondamentale per i lavoratori italiani: ne parla Giampaolo Sbaraglia.
Dell’affanno del welfare-state anzidetto — volto a rimuovere gli ostacoli sociali e a sovvenire ai bisogni di chi non è in grado di sostentarsi mediante la propria forza lavoro — e del problema sistemico che la finanza pubblica ha nel sovvenzionare pensioni e previdenza sociale ne scrive Massimo Cundari, analizzando altresì i principi costituzionali che riconoscono il ruolo dello Stato come garante dei diritti in parola. In un contesto di flessione del numero dei lavoratori attivi a fronte di un’aspettativa di vita che aumenta e di nascite in diminuzione, il finanziamento di tali strumenti di «sicurezza sociale» sarà un tema che dovrà coinvolgere istituzioni e corpi intermedi in una riflessione sulla materia più strutturata, che verrà sicuramente affrontata in futuro, partendo dallo spunto che l’articolo di Cundari ci offre.
Il concetto di sicurezza sul lavoro inteso come vantaggio non soltanto per il lavoratore, ma in primo luogo per il datore di lavoro e per lo Stato, anche attraverso il valore della prevenzione, è affrontato da Lorenzo Fantini, che ne analizza l’ambito normativo e le prospettive.
Con un focus sull’esperienza degli istituti di istruzione e formazione professionale, Alessandro Chiorri descrive il metodo salesiano e riferisce degli sbocchi professionali degli studenti che affrontano questo percorso e dei settori maggiormente interessati.
La prima parte del volume si chiude con un articolo di Danilo Breschi che approfondisce il pensiero di Ugo Spirito e la sua dottrina economica — via di mezzo tra individualismo e collettivismo — alla base dell’esperienza corporativa del lavoro e della forza produttiva nell’Italia degli anni ’30.
Nella parte seconda, l’espressione “lavorare tutti” intende in primo luogo riscoprire il valore sociale del lavoro come scopo dell’uomo nel proprio ambito collettivo (associativo, pubblico e comunitario).
Essa è intesa come libertà di lavorare, ma anche come dovere di lavorare, laddove “tutti” sono i consociati nel nostro Ordinamento — prima quello italiano, poi quello europeo —; è intesa come libertà e rappresentatività nella contrattazione; significa riconoscere realmente pari opportunità, superando il concetto delle “quote” e mettendo in condizione tutti di svolgere il proprio ruolo nella società, includendo altresì chi ha limitate capacità lavorative per stato soggettivo; significa attribuire il giusto ruolo che il terzo settore svolge nell’“economia sociale”.
Un rilevante approfondimento sui diritti di grado costituzionale riconosciuti al lavoro nel suo insieme, ai lavoratori (tali o potenziali) e all’economia del lavoro viene ampiamente sviluppato dall’articolo di Flavio Vincenzo Ponte, punto di partenza fondamentale per approcciare la lettura della seconda parte della presenta rivista.
Iconio Massara richiama all’importanza della contrattazone collettiva come strumento fondamentale di partecipazione dei lavoratori, mediante tutte le rappresentanze sindacali, nel rapporto con gli enti datoriali, con particolare riferimento alla contrattazione di secondo livello.
Sulle pari opportunità, l’inclusione lavorativa (e dunque sociale) e la conciliazione vita-lavoro di cui accennato supra — temi alla base di una piena ed equa distribuzione del lavoro —, ne scrivono Gianni Mignozzi, Lidia Dimasi e Francesco Catanese, in un lavoro ‘a sei mani’ che di questi temi ne approfondisce dati, ne descrive la portata normativa e ne affronta sfide e prospettive.
Legato alla questione dell’inclusività, l’articolo di don Giovanni Battista Tillieci richiama al valore aggiunto che l’occupazione di persone con disabilità riveste in termini professionali, sia per la mancanza di forza lavoro in molti settori che oggi l’economia lamenta, sia per la funzione di sostentamento della persona, in mancanza di adeguati sostegni statali e — primariamente — per il ruolo che il lavoro riveste nello sviluppo della persona e nella vita di ognuno. L’articolo tratta dell’esperienza dei lavoratori con disabilità, delle loro famiglie e delle imprese nel coinvolgimento di questi dapprima formativo e successivamente lavorativo.
Gabriele Sepio ha realizzato un focus sugli enti non profit alla luce della Riforma del Terzo settore, sottolineando l’impatto che negli ultimi anni — vista l’esponenziale crescita del settore della c.d. economia sociale — essa ha avuto in termini di incremento occupazionale e dando spazio ad alcune considerazioni in tema di contrattazione collettiva del Terzo settore nell’ottica di contribuire al rafforzamento del sistema nel suo complesso.
In chiusura del volume, come ultimo articolo, quasi per gioco di parole ritorniamo invece all’attività primaria dell’uomo: l’agricoltura. Ogni attività umana ed energia propria proviene dalla terra e dal lavoro agricolo.
Anni di spopolamento delle campagne, abbandono dei lavori agricoli, difficoltà nel reperire oggigiorno lavoratori stagionali e — drammaticamente — il dilagare delle attività criminose, anche legate al caporalato e allo sfruttamento di persone in stato di bisogno, spesso irregolari, ha fatto sì che il settore agricolo sia oggi in grave difficoltà. Della necessità di riorganizzare il rapporto di lavoro agricolo secondo le significative peculiarità di quest’ultimo, garantendo diritti, sicurezza e giusto reddito ai lavoratori, ne scrive Stefano Masini.
(*) tratto dall’introduzione di Alberto La Peccerella
