Scheda di lettura del DDL di Bilancio 2022
Nel giro di pochi giorni e con quasi un mese di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge 196/2009 in materia di finanza pubblica (“il ddl di bilancio deve essere presentato alle Camere entro il 20 ottobre”), la legge di bilancio approderà in Parlamento. Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 ottobre è stato sottoposto ad ulteriori limature, in alcune parti si è trattato di vera e propria riscrittura, da parte dei tecnici del Tesoro che hanno aggiunto ben 34 articoli rispetto alla versione precedente. Sarebbe teoricamente necessario un nuovo passaggio in Cdm tuttavia il Governo pare intenzionato a presentare direttamente il testo aggiornato in Parlamento, considerati anche i tempi molto ristretti a causa del ritardo accumulato. Entriamo dunque nel dettaglio delle misure previste dal ddl di bilancio, esaminando specificatamente le parti relative alla riduzione della pressione fiscale, al sostegno alle imprese, alle pensioni e agli ammortizzatori sociali.
Note generali
Il ddl di bilancio 2022 si compone di 219 articoli e contiene misure per 30 miliardi, di cui 23,4 in deficit (1,2%), in linea con quanto previsto dal Documento Programmatico di Bilancio trasmesso alla Commissione europea, nel quale sono annunciati gli obiettivi della manovra. In particolare, con le risorse messe in campo da questa legge di bilancio, il Governo intende “attuare la riforma degli ammortizzatori sociali e un primo stadio della riforma fiscale”; sul fronte degli investimenti, “rifinanziare i fondi per gli investimenti pubblici e prorogare gli incentivi in campo edilizio”; a sostegno delle imprese, “prorogare gli incentivi fiscali collegati a Transizione 4.0 ed il contributo a favore delle PMI per l’acquisto di beni strumenti (cd. Nuova Sabatini)” ed inoltre “prevedere risorse aggiuntive per il fondo per l’internazionalizzazione delle imprese e il fondo di garanzia per le PMI”.
Si tratta chiaramente di una manovra ancora dai toni espansivi la quale tuttavia si colloca all’interno di una cornice politica tradizionale orientata alla riduzione sul medio periodo del disavanzo strutturale, anziché su una crescita del PIL trainata da un più elevato livello di indebitamento. A conferma di questa impostazione, la NADEF 2021 dello scorso settembre spiegava come “la manovra della Legge di bilancio 2022-2024 punterà a conseguire una graduale ma significativa riduzione dell’indebitamento netto dal 9,4 per cento previsto per quest’anno al 3,3 per cento del PIL nel 2024” ed aggiungeva che dal 2024 in poi “la politica di bilancio dovrà essere maggiormente orientata alla riduzione del disavanzo strutturale e a ricondurre il rapporto debito/PIL al livello precrisi (134,3 per cento) entro il 2030”. Insomma, tutto fa pensare (e temere) che si voglia tornare alla “normalità” pre-Covid.

Riduzione della pressione fiscale
Art. 2: Istituzione di un Fondo pluriennale di 8 miliardi per la riduzione della pressione fiscale.
Art. 3: Differimento al 2023 della sugar tax e della plastic tax.
Art. 4: Iva agevolata al 10% sui prodotti per l’igiene femminile (cd. tampon tax).
Art. 5: Incorporazione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione all’interno dell’Agenzia delle Entrate. Prevista anche la modifica del sistema di remunerazione dell’attività di riscossione, con il conseguente superamento dell’aggio, un intervento richiesto dalla Corte Costituzionale.
Gli 8 miliardi stanziati per la riduzione della pressione fiscale rappresentano una prima fase della ben più ampia riforma fiscale che sarà varata dal Governo nel 2022, sulla base dei principi e criteri direttivi fissati dalla legge delega fiscale attualmente all’esame del Parlamento. Ancora ci sono molti punti interrogativi circa le imposte per la cui riduzione sarà destinato questo tesoretto di 8 miliardi. Ciò che sembra certo è che si punterà, almeno inizialmente, su un taglio del cuneo fiscale con un intervento sull’Irpef anziché sugli oneri contributivi. L’ipotesi prevalente è quella di intervenire sul terzo scaglione per i redditi compresi tra i 28mila e i 55mila euro, abbattendo di uno o due punti l’attuale aliquota del 38%. Alcune forze politiche propongono di anticipare anche l’intervento sull’Irap con una sua graduale riduzione in vista della futura abolizione, quale risulta dal documento finale dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale svolta in sede congiunta nei mesi scorsi dalle Commissioni Finanza della Camera dei deputati e del Senato. Forse però la cifra stanziata non è sufficiente per un intervento efficace su due imposte e certamente l’abbattimento del cuneo fiscale è ad oggi un’assoluta priorità al fine di sostenere i redditi delle famiglie, dopo quasi due anni di emergenza sanitaria ed economica.
Sostegno alle imprese
Art. 9: Proroga del Superbonus 110% di riqualificazione energetica e recupero degli edifici fino al 31 dicembre 2023, il bonus scende poi al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025; per le villette e le abitazioni unifamiliari il Superbonus 110% è prorogato fino al 31 dicembre 2022, a condizione che il proprietario abbia una soglia ISEE fino a 25.000 euro. Proroga al 31 dicembre 2024 dell’ecobonus al 65% (o al 50% a seconda degli interventi) per l’efficientamento energetico degli edifici. Proroga al 31 dicembre 2024 del bonus ristrutturazione casa con detrazione pari al 50% fino ad una spesa massima di 96mila euro. Proroga al 31 dicembre 2024 dei bonus mobili con detrazione del 50% fino a una spesa massima di 5mila euro per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Estensione a sorpresa, inizialmente non prevista, anche del bonus facciate fino a tutto il 2022, ma con una percentuale che scende dal 90 al 60 per cento.
Art. 10: Proroga fino al 2025 del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali (Transizione 4.0) e, a scalare negli anni, del credito d’imposta per investimenti in beni immateriali (ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0).
Art. 11: Rifinanziamento della cd. Nuova Sabatini a sostegno degli investimenti produttivi delle PMI.
Art. 12: Potenziamento pari a 1,5 miliardi delle risorse di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, portate in totale a 8 miliardi nel periodo 2022-2026.
Pensioni
Art. 22: Superamento Quota 100 e passaggio a Quota 102 (almeno 64 anni d’età e 38 anni di contributi) nel 2022, in vista di un graduale ritorno al regime ordinario.
Art. 23: Istituzione presso il Mise di un Fondo di 550 milioni annui nel triennio 2022-2024 (150 nel 2022 e 200 negli anni successivi) per l’uscita anticipata dei lavoratori delle PMI in crisi che abbiano raggiunto almeno 62 anni.
Art. 24: Proroga di un anno dell’Ape sociale, l’anticipo pensionistico, con un ampliamento della platea di coloro che possono lasciare il lavoro a 63 anni con 36 di contributi a nuove categorie di lavoratori impegnati in attività gravose, che da quindici diventano ventitre (inclusi magazzinieri, estetisti, portantini, addetti consegna merci, lavoratori delle pulizie, conduttori veicoli, macchinari mobili e di sollevamento). Salta anche il vincolo previsto che destinava l’indennità ai disoccupati che avessero terminato il trattamento di disoccupazione da almeno 3 mesi.
Art. 25: Proroga di un anno di Opzione donna, anticipo pensionistico per donne con 35 anni contributi e almeno 58 anni di età (se lavoratrici dipendenti), 59 anni (se lavoratrici autonome).
Ammortizzatori sociali
La manovra destina 3 miliardi alla riforma degli ammortizzatori sociali, portando così a 4,6 miliardi le risorse totali per questo intervento normativo.
Art. 60: Cassa integrazione straordinaria (CIGS) estesa alle imprese con oltre 15 dipendenti in tutti i settori e, a prescindere dal numero dei dipendenti, alle compagnie aeree e ai partiti politici.
Art. 68: Cassa integrazione ordinaria (CIGO) estesa alle microimprese con meno di 5 dipendenti, obbligate, a decorrere dal 1 gennaio 2022, al versamento al Fondo di integrazione salariale con aliquota fissata allo 0,5% (e allo 0,8% per le imprese da 5 a 15 dipendenti).
Sono poi previste due norme in materia di aumento degli importi della cassa integrazione e rinvio del décalage della Naspi, pienamente in linea con quanto da noi proposto a più riprese e inserito nel volume Italia Futura. Idee e proposte per la rinascita economica e sociale, pubblicato lo scorso aprile.
Art. 54: La norma elimina il massimale per le retribuzioni mensili pari o inferiori a 2.159, 48 euro previsto dal Jobs Act, e rivalutato annualmente dall’Inps (oggi ammonta a 998 euro lordi), che finiva per ridurre l’assegno della cassa integrazione a cifre inferiori rispetto all’80% della retribuzione. Resterà in vigore solamente il secondo massimale per le retribuzioni di importo superiore, oggi fissato a 1.199 euro lordi.
Art. 76: In materia di indennità di disoccupazione, il décalage del 3% non inizierà più dopo quattro bensì dopo sei mesi di percezione del beneficio, che divengono otto per percettori oltre i 55 anni di età. Inoltre viene abolita la condizione che vincolava l’accesso alla Naspi all’aver svolto almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro.
