Presentata a Taormina la quarta edizione della rivista di studi giuridici, economici e sociali “Apotheke”.
Nel pomeriggio di venerdì 23 maggio, a Taormina, all’interno della manifestazione “Apotheke – strumenti per l’economia ed il lavoro”, è stata presentata la quarta edizione della rivista Apotheke, curata dal “Centro Studi Articolo 46 – Impresa e partecipazione”, in collaborazione con Anpit – Azienda Italia.
Il titolo di quest’anno, Crescita Felice – Come coniugare sviluppo ed equità ricchezza e giustizia sociale, ha visto la collaborazione dei seguenti autori: Giancarlo Blangiardo, Lorenzo Castellani, Francesco Catanese, Greta Cristini, Carlo Colapietro, Gianluigi De Palo, Lidia Dimasi, Marco Furnari, Francesco Giorgino, Claudia La Greca, Giuseppe Liturri, Fabio Masini, Gianni Mignozzi, Carlo Pelanda, Rocco Pezzimenti, Gustavo Piga, Daniela Primerano, Gianpaolo Sbaraglia, Gabriele Sepio.
Alla presentazione, tenutasi nella suggestiva cornice di Palazzo Corvaja, hanno partecipato Greta Cristini (Analista geopolitica. Reporter di guerra. Scrittrice), Federico Iadicicco (presidente nazionale Anpit – Azienda Italia), Rocco Pezzimenti (Professore di Storia delle dottrine politiche, LUMSA, Roma).
Per una panoramica dei contenuti, riportiamo di seguito una breve sintesi dell’introduzione scritta da Dario Stefano Lioi (Direttore editoriale del “Centro Studi Articolo 46 – Impresa e partecipazione”).
[…] La scelta di accompagnare il concetto di crescita all’aggettivo “felice” non è un semplice gioco di parole rispetto alle teorizzazioni di Serge Latouche, ma un orizzonte di prospettiva, un modello di sviluppo socioeconomico ed antropologico teso a coniugare i contributi e le istanze di ogni singolo attore in un ordinato equilibro: un’armonia dello sviluppo.
I venti di guerra militare e commerciale tenderebbero ad allontanare la possibilità di realizzazione di questo ambizioso progetto culturale, che assume il fascino della sfida.

È con un’analisi del quadro geopolitico mondiale che si apre questo quarto numero di Apotheke, all’interno della quale Greta Cristini si interroga sulla transizione egemonica che stanno attraversando gli Stati Uniti d’America e sull’evoluzione del significato stesso di globalizzazione per come la conosciamo oggi.
La crescita è davvero l’unica via d’uscita rispetto alla sua stessa crisi? È a questo interrogativo del sociologo Jacques Godbout che Francesco Giorgino prova a rispondere nel suo contributo, evidenziando nella sua analisi come reale il punto di svolta stia nella selezione di una corretta idea di “crescita”, più che in quello di “non crescita”, essendo in fondo la crescita pur sempre una sorta di legge naturale.
È proprio nel solco di questa riflessione che si dispiegano gli articoli di carattere economico che compongono questa prima parte della rivista.
Fabio Masini analizza per tappe la storia dei fallimenti della governance economica europea, ponendo il vecchio continente a un bivio: o riduce i vincoli sovranazionali alla politica economica nazionale, consentendo agli Stati membri di perseguire pienamente il proprio percorso di crescita e le proprie alleanze strategiche, oppure è chiamato ad abbandonare con urgenza ogni reticenza verso un sistema di governance economica sovranazionale, basato su più livelli di governo pienamente legittimi, da quello locale a quello continentale.
Uno dei problemi dell’Unione europea si chiama austerità. Come spiega Gustavo Piga, l’introduzione del Fiscal Compact nel 2011, esperimento unico di politica fiscale di spesa e entrate, non solo ha impedito fino ai nostri giorni di usare l’investimento pubblico come leva per sollevarci rapidamente dalla crisi che ci cominciò a attanagliare nel 2009, ma anche di dare occupazione e dignità ai meno abbienti e meno istruiti per il tramite dell’occupazione nei cantieri che si sarebbero aperti, di rilanciare la produttività delle nostre imprese e di permettere alle nostre PMI di sopravvivere.
Tema centrale questo delle PMI per la mission e il bacino d’azione entro cui Anpit svolge il proprio ruolo di associazione maggiormente rappresentativa su tutto il territorio nazionale. È Giuseppe Liturri a spiegare che a livello europeo, e quindi italiano, oltre alla pressione regolatoria, l’elevata e crescente pressione fiscale che grava sulle PMI si confronta poi con le vicende di società come Nike, McDonald, Google, Apple, Amazon, Microsoft e tutte le più prestigiose banche d’affari e società farmaceutiche, le quali hanno sfruttato per anni un ingegnoso e molto complesso sistema di pianificazione fiscale aggressiva (un modo elegante per definire l’evasione fiscale delle grandi imprese). Norme e controlli al limite della vessazione per i piccoli, autostrade aperte per i grandi.
Dall’andamento delle politiche economiche degli ultimi anni emerge come la leva fiscale costituisca il principale volano delle strategie di rilancio economico in Italia. Gianpaolo Sbaraglia e Gabriele Sepio evidenziano come le riforme in cantiere – dalla legge delega fiscale, ai relati decreti attuativi, fino al Codice degli incentivi – mirino a rendere il sistema tributario più efficiente e orientato alla crescita, correggendo storture e incentivando comportamenti virtuosi di imprese e contribuenti. Sarà fondamentale adottare un approccio evidence-based per monitorare gli effetti delle nuove politiche fiscali, verificando, ad esempio, se la riduzione delle aliquote IRPEF sosterrà i consumi interni, se l’IRES premiale verrà effettivamente utilizzata dalle imprese e con quali risultati in termini di investimenti aggiuntivi, e se il riordino degli incentivi favorirà le strategie a lungo periodo delle imprese.
In questi anni, sottolinea Carlo Pelanda, il capitalismo tecnologico e finanziario deve risolvere due problemi. Primo, ottenere il capitalismo di massa – o detto più dolcemente “capitalismo diffuso socialmente” – che appare nelle statistiche in regressione per errori nei modelli economici nelle nazioni. Secondo, combattere le variazioni ambientali distruttive non rinunciando allo sviluppo, ma generando modelli di ecoadattamento o, meglio detti, di “ecologia artificiale”.
Gli fa eco Lorenzo Castellani nel dire che la risposta ai problemi ambientali non è una rinuncia al progresso, bensì una trasformazione consapevole e tecnologicamente avanzata dei nostri sistemi economici e produttivi.
La dignità della persona quale architrave di una “crescita felice” è l’assunto dal quale muove Carlo Colapietro. Nello specifico, afferma, i diritti fondamentali all’istruzione e poi al lavoro hanno, così come disegnato anche dalla Costituzione, una funzione primaria: il diritto all’istruzione consente, infatti, la formazione della persona e la sua prima inclusione nel contesto sociale, individuandone anche le potenzialità e sviluppandone le capacità; il diritto al lavoro, invece, andando oltre, consente l’integrazione in un contesto sociale più ampio, parallelamente ad un percorso di sviluppo dell’autonomia individuale, che può consentire anche di sentirsi utili rispetto ad un fine di natura collettiva.
Quello dell’ordinamento giuridico, da non intendersi nel senso romaniano della dottrina del diritto, è un tema centrale nella riflessione che stiamo sviluppando. Come scrive Rocco Pezzimenti, chi crede che lo sviluppo economico sia più facile dove esistono garanzie, ad esempio giuridiche, consolidate e che favoriscono certi tipi di azione, non può certo dimenticare che tutto ciò può diventare un comodo espediente per quanti intendono questo ordine istituzionale in modo puramente difensivo. Che tale impostazione sia ideologica lo dimostrano tutte quelle enormi aree del mondo soggette sì alla logica del mercato, ma completamente prive dei diritti più elementari. Proprio in quelle aree si assiste agli aspetti più deleteri del capitalismo, tra i quali la corruzione, che certo può accompagnare ogni sistema politico, nessuno escluso, ma che si diffonde più rapidamente laddove non esistono certe regole o è più facile ignorarle.
Di certo non è più possibile ignorare la grave crisi che sta investendo, e investirà in maniera ancora più decisa negli anni futuri il nostro Paese: l’inverno demografico. Nella sua analisi statistica, Giancarlo Blangiardo ribadisce la centralità del capitale umano, il cui ricambio va sostenuto sia rimuovendo gli ostacoli (economici, normativi e culturali) che impediscono la realizzazione dei progetti di fecondità, sia intervenendo nel governare i suoi processi di acquisizione e di valorizzazione, nel quadro dei flussi di mobilità internazionale, tanto in ingresso quanto in uscita.
Abbiamo bisogno di una visione nuova e coraggiosa. In un’epoca in cui i numeri raccontano un’Italia che invecchia e si svuota, la vera sfida non è solo invertire la curva demografica, ma dare un senso e una direzione al futuro, scrive Gianni Mignozzi.
Investire nelle famiglie e nelle giovani coppie è un investimento nel futuro del Paese, in particolare l’empowerment femminile è una potente risorsa; sia per lo sviluppo, che per il miglioramento delle condizioni nell’ambiente lavorativo che, infine, per il benessere complessivo dell’intera società, scrivono Gianluigi De Palo e Lidia Dimasi.
E proprio un Paese come l’Italia, le cui caratteristiche e particolarità rendono unico nel suo genere, deve coniugare il concetto di crescita felice al ripopolamento dei piccoli borghi. Per Marco Furnari questo significa lavorare per un futuro in cui le persone possano vivere in armonia con il territorio, valorizzando le risorse locali e costruendo comunità coese e resilienti.
Da questo punto di vista, osserva Daniela Primerano, non c’è dubbio che il PNRR avrebbe potuto, e dovuto rappresentare una nuova leva di sviluppo per la soluzione secolare della cosiddetta questione meridionale.
La sfida è collettiva. Per questo serve una rinnovata corresponsabilità professionale tra istituzioni, imprese, operatori economici, associazioni. Solo unendo competenze, esperienze e visioni – nota Francesco Catanese – potremo dare vita a un’economia più umana, a organizzazioni più giuste e a un futuro realmente sostenibile.
A conclusione del nostro lavoro il tema vincitore del concorso “CambiaMenti”, nato per stimolare gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado a esercitare il pensiero critico e la creatività su temi cruciali per il futuro dell’Italia. Claudia La Greca, studentessa del Liceo Classico Giuseppe La Farina di Messina, nel suo elaborato alla base di una crescita autenticamente felice pone – adottando il metro della riflessione filosofia – il nesso dialetticamente inscindibile tra libertà morale e responsabilità, che si traduce concretamente in atteggiamenti di cura generosa.
Ci piace concludere, traendo spunto proprio dalla riflessione di una studentessa liceale, citando una frase del Doctor Angelicus, Tommaso d’Aquino: “Se la felicità è un‘operazione umana, è necessario che sia l‘operazione umana più nobile”.
In appendice è stato riportato, appunto, il tema vincitore del concorso nazionale intitolato “CAMBIAMENTI”. Il concorso, indetto da Anpit – Azienda Italia e dal Centro Studi Articolo 46 – Impresa e Partecipazione, prevede una borsa di studio per gli studenti delle scuole superiori, ed ha avuto ad oggetto lo sviluppo di una traccia sulla declinazione del concetto di crescita “felice”.
