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Nasce Apotheke, rivista di studi giuridici, economici e sociali

Venerdì 27 maggio 2022 alle 16.30, come da programma della II edizione della scuola di formazione Apotheke, sarà presentata la nostra nuova rivista di studi giuridici, economici  e sociali che si pone l’obiettivo di contribuire al dibattito del mondo economico e del lavoro partendo da una prospettiva olistica e multidisciplinare, capace di  armonizzare i diversi tecnicismi all’interno di una visione integrale di sviluppo del bene comune. Al primo numero della rivista hanno collaborato Pier Paolo Bellini, Gian Carlo Blangiardo, Francesco Carlesi, Francesco Catanese, Gianni Mignozzi, Salvatore Santangelo, Giulio Sapelli, Paolo Savona, Gabriele Sepio, personalità di derivazione culturale trasversale ma che condividono l’idea di un passaggio da un capitalismo di matrice tecno-finanziaria ad un nuovo capitalismo di matrice umanistica. 

Il numero 0 della rivista, dal titolo “Oltre l’era del capitalismo finanziario. Spunti per un’economia solidale e di mercato”, raccoglie una serie di contributi suddivisi in due blocchi: il primo racchiude quattro articoli che trattano tematiche più puntuali come la questione demografica, il terzo settore, le politiche sociali, le prospettive di riforma del welfare, a partire dalla valorizzazione del welfare aziendale; il secondo blocco, invece, presenta cinque articoli, non tutti di carattere strettamente economico, ed è dedicato alle sfide di un nuovo capitalismo capace di reinventarsi nel contesto di una società più sostenibile non solo sul piano ambientale ma soprattutto sul versante economico e sociale, dopo le gravi storture e disfunzioni conseguenti al trentennio di globalizzazione finanziaria.
A reggere l’intelaiatura generale della rivista è l’idea della partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa, la cui storia viene ricostruita in uno degli articoli, che rappresenta uno snodo fondamentale per il passaggio alla nuova economia solidale di mercato fondata su un rapporto tra Stato e mercato meno dualistico e sempre più aperto all’apporto delle comunità intermedie.

Esaminando brevemente i singoli contributi più da vicino, nel primo blocco Gian Carlo Blangiardo ripercorre le principali tappe della crisi demografica del nostro Paese, che in ciascuno degli ultimi anni ha fissato nuovi record negativi per le nascite, e proiettando i dati ai prossimi decenni cerca di ipotizzare le possibili conseguenze sulla tenuta del nostro sistema di welfare, in assenza di efficaci politiche anticicliche in grado di invertire gli attuali trend demografici.

La crisi dei modelli tradizionali di welfare state è dunque ripresa da Gabriele Sepio, che sviluppa la sua analisi sul ruolo e le potenzialità del Terzo settore ossia “quell’insieme di enti privati che, senza scopo di lucro, si collocano nel sistema socio-economico al fine di svolgere attività di interesse generale”. Il Terzo settore, il cui valore economico è stimato intorno al 5% del Pil e che dà lavoro a oltre un milione di persone (senza considerare i 5,5 milioni di volontari), è senz’altro uno strumento importante per mantenere nella sfera pubblica quelle funzioni che i classici sistemi di protezione statali non sono in grado di garantire con standard adeguati di qualità ed efficienza.

Gianni Mignozzi introduce invece un ulteriore pilastro del sistema di welfare, quello aziendale, che rappresenta un importante elemento per rinsaldare il senso d’appartenenza dei dipendenti verso l’azienda, oltre a generare anche esternalità positive per il territorio in cui l’impresa opera. L’autore mostra come la scelta di puntare sul welfare aziendale e coinvolgere i lavoratori nella gestione e nelle decisioni che riguardano la vita dell’impresa sia idonea a determinare un vantaggio competitivo sui concorrenti, che può risultare decisivo per il successo economico dell’attività.

La prima parte della rivista si conclude con un articolo di Salvatore Santangelo che tratta, secondo una prospettiva comparatistica propria dello studioso di geopolitica, la questione dei “patti sociali” distinguendo le diverse tipologie a seconda della loro natura (“difensiva” o “aggressiva”) e del rapporto che intercorre tra parti sociali e governo. A partire da questa analisi, Santangelo sviluppa una riflessione sul futuro del mondo del lavoro e sull’importanza di valorizzare forme contrattuali collettive di secondo livello, aziendale e/o territoriale, che consentano ai tessuti produttivi locali di concepirsi come geo-comunità.

 Il secondo blocco si apre con una breve ricostruzione storica dell’idea di partecipazione dei lavoratori, per mano di Francesco Carlesi, che parte dalle teorie mazziniane sulla collaborazione di classe per ripercorrere l’intero corso del dibattito sulla partecipazione fino ai giorni nostri e alle proposte di legge di attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, depositate nella presente legislatura.

A seguire Paolo Savona riflette sull’impatto socioeconomico della rivoluzione digitale, su come cambierà il modo d’essere del capitalismo nella sua quarta fase storica accompagnandosi con nuove forme politiche e istituzionali, che stanno progressivamente prendendo il posto dello Stato sociale e democratico del terzo capitalismo “welfarizzato”. Savona si interroga sulle caratteristiche di questo quarto capitalismo e sull’eventualità che possa dar vita ad una società chiusa e a democrazia limitata.

Francesco Catanese si sofferma sulla nozione di sostenibilità applicata all’attività d’impresa e su cosa si debba effettivamente intendere per “impresa sostenibile”, specialmente quando questa sfida non riguarda le grandi imprese bensì le Pmi. Viene dunque rimarcata la tendenza a passare da un modello d’impresa estrattivo di valore dalla società ad un nuovo modo di fare impresa generando valore nelle tre dimensioni della sostenibilità (economica, sociale, ambientale).

Un punto di vista differente, non di stampo economico bensì antropologico e sociologico, è quello proposto da Pier Paolo Bellini che riflette sulla questione del capitale sociale, spiegando come né il mito liberale del self made man né tantomeno lo statalismo nemico delle comunità sociali intermedie offrano prospettive in grado di generare una dimensione relazionale autentica a beneficio della società e del suo sviluppo umano integrale.

Per concludere Giulio Sapelli esamina alcuni aspetti della grande trasformazione in atto, su vari livelli, prendendo le mosse dal settore delle telecomunicazioni che porta come caso esemplificativo dell’impatto della rivoluzione tecnologica. Si interroga quindi su come potranno riconfigurarsi i nuovi assetti sociali, soffermandosi in particolare sulle diverse esperienze associative nel campo della rappresentanza sindacale in giro per il mondo, esprimendo apprezzamento per le forme più creative e comunitarie di difesa del lavoro che cercano di colmare il vuoto lasciato dalla crisi delle strutture tradizionali di rappresentanza.

Sarà possibile consultare ed acquistare la rivista, presto in vendita nei consueti canali online,  nel corso della manifestazione Apotheke. Strumenti per l’economia e il lavoro, Palazzo del Capitano del Popolo, Orvieto, 26-27-28 maggio.